La misurazione del rischio geopolitico

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Cari lettori,

In questa lettera vorrei affrontare un tema, ahimè, di grande attualità: la misurazione del rischio geopolitico legato all’esposizione a regimi autocratici nei portafogli.

Il conflitto tra Russia e Ucraina non accenna a fermarsi e la situazione in Medio Oriente resta drammatica e confusa sul fronte del raggiungimento della pace. In Africa, la crisi in Sudan è diventata una delle più gravi emergenze umanitarie al mondo dove decine di milioni di persone hanno bisogno di assistenza mentre Etiopia e Sud Sudan mostrano segnali d’instabilità che preoccupano osservatori internazionali. In Asia-Pacifico, le tensioni nello stretto di Taiwan e nel mar cinese meridionale alimentano incertezza strategica e rischi per le rotte commerciali globali.

Spero che questa analisi vi offra spunti concreti per valutare e governare questa dimensione di rischio nei vostri portafogli.

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Con stima,
Elisabetta


L'importanza di misurare il rischio geopolitico

Studio da anni l’evoluzione del rischio geopolitico e mi tengo aggiornata periodicamente sui dati e le statistiche che lo misurano.

Già nel 2022 mi aveva sorpreso constatare, analizzando il Bertelsmann Transformation Index (BTI), l’inversione di tendenza che vedeva per la prima volta dal 2004 le autocrazie superare le democrazie.

Oggi, tre anni dopo, la situazione è ulteriormente peggiorata: secondo l’edizione BTI 2025 della Bertelsmann Stiftung, solo 63 paesi su 137 sono classificati come democrazie, in calo rispetto ai 67 del 2022, mentre 74 rientrano nella categoria delle autocrazie. È un segnale chiaro del deterioramento istituzionale e politico che attraversa vaste aree del pianeta, con implicazioni concrete anche per i portafogli globali.

Ma come definiamo un regime autocratico? In scienza politica, è una forma di governo in cui il potere è concentrato nelle mani di un singolo individuo o di un gruppo ristretto, senza limiti istituzionali effettivi. Questi regimi condividono caratteristiche comuni: scarsa trasparenza, debole tutela dei diritti di proprietà, corruzione diffusa, controllo dei media, e frequenti violazioni dei diritti civili e umani.

Esistono delle fonti dati robuste per verificare se un paese viene classificato come autocrazia? 

Si, le fonti per misurare la libertà politica ed economica sono numerose e robuste.
Alcune classificano direttamente i paesi come democrazie o autocrazie , ad esempio il Bertelsmann Transformation Index, il Polity Project e Freedom House.
Altre si basano su indicatori indiretti di libertà individuale ed economica, come il Cato Institute’s Human Freedom Index, l’Heritage Foundation Economic Freedom Index, il Transparency International Global Corruption Index, e alcuni sottoindicatori del World Economic Forum Global Competitiveness Index e dell’IMD World Competitiveness Ranking.

Perché tutto questo interessa agli investitori?

La relazione tra libertà e prosperità non è nuova. Già Adam Smith sosteneva che la ricchezza di una nazione dipendeva da politiche coerenti con “un sistema di libertà naturale”. Questa visione è stata condivisa da economisti come Ricardo, Mill, Hayek e Friedman, mentre altri,da Marx a Stiglitz , hanno sostenuto approcci più interventisti.

Dal 1996, l’Economic Freedom of the World Index (EFW) [1] misura comparativamente il grado di libertà economica in decine di paesi. Da allora, oltre 1.300 studi scientifici [2] lo hanno utilizzato come riferimento: circa due terzi evidenziano una relazione positiva tra libertà economica, crescita del reddito, produttività e innovazione.

Un altro studio [3], condotto su 74 paesi tra il 1975 e il 2015, ha rilevato che un aumento dell’1% nel livello di democratizzazione è associato a un incremento medio di 70 punti base nei rendimenti azionari. I paesi più democratici hanno generato un rendimento annualizzato del 9,8%, contro il 5,3% del quartile meno libero — una differenza spiegata in gran parte dalla migliore protezione degli investitori.

Alla luce di queste evidenze, consiglio di costruire una matrice di classificazione democrazie/autocrazie basata su più indicatori, per poi stimare la reale esposizione dei portafogli ai regimi autocratici.

Sulla base di queste premesse, il mio consiglio è quello di creare una matrice intercettando uno o più indicatori per creare una classificazione di democrazie/autocrazie. Una volta identificata la lista paesi in cui il rischio geopolitico è alto, sarebbe bene identificare e pesare la possibile esposizione dei portafogli a tali rischi. Ad esempio per gli investimenti in azionario quotato c’è da tener presente due possibili esposizioni:

  1. quella nei portafogli costruiti passivamente e quindi legati ad indici. Ad esempio, prima che invadesse l’Ukraina, la Russia pesava il 4% (ora non è più presente ) nell’indice MSCI Emerging Markets, l’Arabia Saudita pesa il  4% e si prevede che la Cina ( una volta terminata la fase di inclusione delle A shares) peserà il 50% nell’indice dei paesi emergenti. L'ultimo dato aggiornato indica un peso di circa il 30%.
  2. quella presente nelle strategie attive, dove un gestore decide sulla base della propria filosofia di investimenti di sovra o sotto pesare paesi o singoli titoli. 

In entrambi i casi, la costruzione di benchmark basati sulla capitalizzazione di mercato può amplificare in modo inconsapevole l’esposizione a regimi autoritari. Comprendere e misurare questo rischio diventa quindi un passaggio essenziale nella costruzione di portafogli resilienti.

 

[1] Gwartney, Lawson, and Block, 1996

[2] Fraser Institute, 2022

[3] Lei and Wisniewski, 2022, Democracy and Stock Market Returns, working paper

 

2025-10-08_12_01_34-BTI_2024_Executive_Summary
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Un'alternativa alla capitalizzazione di mercato

In questa sezione, vi vorrei parlare di una ragazza, a mio avviso un vero unicorno, che da anni, a modo suo e nel settore finanziario, si batte contro i regimi autocratici.

Si chiama Perth Tolle, è nata a Pechino ma si è trasferita negli Stati Uniti con la madre all’età di nove anni. Dopo il college ha trascorso un anno a Hong Kong, viaggiando spesso in Cina. È stato in quel periodo che ha iniziato a percepire in modo nitido la differenza tra vivere in un sistema libero e in uno che non lo è attraverso un confronto tra la sua quotidianità americana e quella di amici e coetanei rimasti in patria.

Ancor prima dell’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina, nel 2017, Perth ha lanciato il Freedom 100 Emerging Markets Index, poi trasformato nel 2019 in un ETF quotato sul mercato americano (ticker: FRDM). Il suo approccio era rivoluzionario: pesare i paesi emergenti non in base alla capitalizzazione di mercato, ma al loro livello di libertà economica e umana. In questo modo, l’indice sovrappesa i paesi più democratici e trasparenti come Taiwan, Corea del Sud, Cile e Polonia ed esclude le autocrazie, tra cui la Cina, che adottano un approccio autoritario verso cittadini e mercati.

Perth ama ricordare che “avere del capitale da allocare è una posizione di privilegio: possiamo scegliere di finanziare la libertà”.

Quello che trovo straordinario è che non ha creato solo un ETF, ma un vero movimento. Nel 2019 il fondo gestiva circa 50 milioni di dollari; oggi, nel 2025, ha superato il miliardo di asset. E attorno a questo progetto si è raccolta una comunità globale di investitori, consulenti e accademici che credono che la libertà non sia solo un valore morale, ma anche un fattore economico di lungo termine.

La definisco un unicorno perché è riuscita a unire etica e performance, dimostrando che anche nel mondo finanziario è possibile prendere posizione senza sacrificare il rendimento. In un’epoca in cui la geopolitica pesa sempre di più sui mercati, il suo esempio ci ricorda che investire è, prima di tutto, un atto di coerenza.

Ora ha un altro sogno: portare FRDM anche in Europa con un veicolo UCITS, per consentire a un numero ancora più ampio di investitori di partecipare a questo cambiamento.

Buona fortuna, Perth: il mondo finanziario ha bisogno di più persone come te.

2025-10-08_13_18_04-FRDM_Investor_Presentation
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Citazione del Trimestre

“Freedom is the parent of science, of invention, and of wealth.”
Alexis de Tocqueville.


© Copyright, 2025,Elisabetta Basilico,PhD,CFA

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